La storia dell'astrologia Roma
Storia dell'astrologia in Roma
Le prime tracce scritte che alludono chiaramente alla scienza delle stelle nel mondo romano si hanno in autori del II secolo a.C., come Ennio, che mostrano di prendere in scarsa considerazione gli astrologi.
I divulgatori dell'astrologia, allora, erano più che altro prigionieri portati dall'Oriente, ed essa, insieme ai culti orientali, faceva presa soprattutto sulla plebe e sugli schiavi, divenendo elemento di destabilizzazione politica. Non a caso Catone il Censore, campione del conservatorismo e ostile alla penetrazione della cultura orientale a Roma, ammoniva gli agricoltori perché non consultassero i "caldei" (nome con cui a Roma si indicavano i facitori di oroscopi). E nel 139 a.C. gli astrologi, insieme agli indovini e ai seguaci delle religioni asiatiche, furono espulsi da Roma. Ma il "morbo" astrologico avanzava, e nel I secolo a.C. troviamo addirittura un senatore, Nigidio Figulo (morto nel 45 a.C.), conosciuto come astrologo e mago neopitagorico. Della scienza delle stelle si occupa anche un grande letterato dell'ultimo periodo repubblicano, Terenzio Varrone. Poco inclini all'astrologia, invece, si mostrano Cicerone e Lucrezio, mentre Giulio Cesare sceglie il Toro come insegna delle sue legioni, mostrando di aver pensato a questo segno zodiacale come domicilio di Venere, l'antenata della sua gens, che egli invocava a sua protettrice. Augusto, da parte sua, fece coniare delle monete sulle quali appare il segno del Capricorno; e sotto lo stesso segno, è l'immagine di Augusto nella famosa gemma augustea (un cammeo, attribuito a Dioscoride, che raffigura il trionfo di Tiberio). Ottaviano Augusto, per la verità, era della Bilancia, ma scelse come suo segno "ufficiale" il Capricorno, forse per i suoi significati di successo, stabilità, fermezza. Praticante di questa scienza era anche Tiberio, successore di Augusto alla guida dell'impero, che aveva un suo astrologo personale, Trasillo, anche se ciò non gli impedì, nel 17 d.C., di esiliare gli astrologi da Roma. Sotto Augusto e Tiberio vive Marco Manilio, la cui opera, Astronomicon, trasmette la tradizione astrologica allora diffusa. Tra gli imperatori successivi, seguaci dell'astrologia furono Nerone e Adriano (il cui nonno era astrologo) e la scienza degli astri accompagnò per tutta la vita Settimio Severo che, attraverso di essa, trovò la sua seconda moglie. Da Diocleziano in poi, si fanno numerosi
i provvedimenti legislativi contro gli astrologi e Costantino, nel 319 d.C., condanna a morte tutti gli indovini e coloro che li consultano. Sotto Costantino vive ed opera il senatore siciliano Firmico Materno, i cui Matheseos libri VIII (gli otto libri della conoscenza o dell'astrologia) compongono un testo astrologico assai completo. Dopo la sua improvvisa conversione al Cristianesimo, Firmico, peraltro, condannò l'astrologia componendo un'altra opera, Sull'errore delle religioni profane.
Storia dell'astrologia.
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